La pelle prediletta dagli stilisti è al vegetale



La concia al vegetale è una lavorazione che nasce dalla natura e ad essa ritorna in piena armonia. La pelle così conciata non contiene sostanze nocive per l'uomo e per l'ambiente ed è solitamente ben tollerata dalle persone allergiche, grazie all'assenza di prodotti sintetici e metalli pesanti. Si può dire che sia un ritorno a un metodo di concia che si rifà alla tradizione.
La “concia al vegetale” è l’unica capace di impartire al cuoio proprietà inconfondibili, la più idonea a coniugare confort ed estetica, moda e tradizione, versatilità d’impiego e unicità del prodotto. La pelle conciata al vegetale assorbe le tracce del nostro vissuto. Invecchia, ma non si rovina. Le colorazioni dei tannini conferiscono, col tempo, calde tonalità al pellame, che tendono a riaffiorare in superficie con l’uso, andandosi a personalizzare in modo del tutto unico, proprio come accade alla nostra pelle. Il prodotto tende a trasformarsi a seconda dell’utilizzo che ne viene fatto, a mostrare la sua parte migliore. Scegliere un prodotto realizzato con questo pellame significa possedere un articolo che è l’espressione di una filosofia, di uno stile di vita unico e irripetibile. Per questo è materia prima prediletta da stilisti, designer e creativi che fanno della pelle un prodotto di qualità al top della moda, del fashion, scelto da griffe per un mercato di fascia alta. Tra i brand che utilizzano la pelle conciata al vegetale troviamo Prada, Tod’s, Ralph Lauren, Zanotta e B&B.
Il Consorzio Vera Pelle Italiana Conciata al Vegetale che nasce nel 1994 promuove questa particolare tipologia di lavorazione presentando in Italia e nelle maggiori capitali mondiali della moda, i trend e le nuove collezioni delle concerie associate. Sedi prestigiose quali il Guggenheim Museum di New York, il Park Tower Hall di Tokyo, il Centre Pompidou di Parigi, il Natural History Museum di Londra e la Stazione Leopolda di Firenze hanno fatto da cornice a questi eventi che, nel tempo, hanno contribuito a rafforzare il prestigio del Made in Tuscany.


Tartufo Bianco e pelle di qualita’: un sistema virtuoso


La sintesi promozionale di un sistema virtuoso di eccellenze che identificano un territorio, pelle di qualità e Tartufo Bianco pregiato, è da alcuni anni la Mostra Mercato Nazionale del Tartufo Bianco di San Miniato.
Due mondi solo apparentemente distanti tra loro: quello della pelle e quello del tartufo, ma che attraverso una buona politica ambientale, programmata e realizzata nel lungo periodo che si pone come obiettivo comune il buon governo del territorio, arrivano in realtà a stretto contatto e rappresentano un cocktail di potenzialità unico per la promozione di un territorio nel quale,  oltretutto, fanno da cornice una invidiabile posizione geografica e un contesto artistico, architettonico e culturale che la città di San Miniato e i suoi borghi esprimono.
E mentre il comparto conciario si può fregiare di lavorare in un contesto che ha saputo mantenere integro l’ambiente e di cui il Tartufo Bianco pregiato con la sua presenza ne certifica il valore, a sua volta il Tartufo Bianco, prodotto di pregio della terra, il cibo più prezioso e più caro della tavola, trova nelle pelli conciate a San Miniato, che i migliori stilisti e le più note griffe della moda utilizzano per il trend e il pronto moda, un ulteriore prodotto che rafforza un posizionamento alto e che è a sua volta in grado di fare da traino all’economia della zona.
Da alcuni anni la Mostra Mercato Nazionale del Tartufo Bianco di San Miniato contiene iniziative, mostre, convegni, incontri che hanno al centro il mondo della pelle e ospita le principali mostre che, dopo essere approdate nei lidi della moda, arrivano ad arricchire una proposta turistica nel principale evento della città di San Miniato. Ecco che le opere di Oliviero Toscani, dei giovani design del mondo, gli scatti di noti fotografi si sono alternate durante le edizioni della Festa, così come il Tartufo Bianco di San Miniato, attraverso degustazioni di chef e produttori, è presente con continuità per allietare i momenti gastronomici nelle principali manifestazioni del comparto conciario, come la Semain de Cuir di Parigi e Lineapelle di Bologna. Ed è solo l’inizio.

Le strade del Tartufo Bianco incontrano la Via Francigena


A San Miniato le strade, le vie di campagna, le resole che i tartufai percorrono per ricercare il Tartufo Bianco, si intrecciano con il percorso della Via Francigena. Ecco che sulle strade del tartufo, preziosi come gli stessi tartufi, possiamo trovare veri e propri scrigni di ricchezza, di storia, di arte. Sono i segni ancora esistenti di un passato ricco, il Medioevo, per il Valdarno, la Valdegola e la Valdelsa, che ebbe nella Via Francigena il motivo dello sviluppo e la loro ragione di esistere. Una pieve romanica, un lebbrosario o un selciato diventano la testimonianza concreta di un patrimonio artistico e architettonico da salvaguardare e da valorizzare, con gli archeologi che si trasformano veri e propri “cavatori” alla ricerca di una pietra, di un vaso in ceramica o di un quant’altro possa raccontarci quell’importante periodo storico.
E i “tartufi di pietra” non mancano proprio, specie nel tratto sanminiatese. La Via Francigena, era un’area di percorrenza attraverso il quale Re, Imperatori, Papi e soprattutto povera gente e semplici credenti percorrevano per un tratto di diversi chilometri coincidente con la strada dei tartufi e più precisamente del Tartufo Bianco. Questo fascio viario da San Genesio saliva lungo il crinale e toccava nelle sue diramazioni Calenzano, San Quintino, Coiano, Corazzano, Castelnuovo d’Elsa, Castelfiorentino per proseguire poi nell’alta valle dell’Elsa verso Siena. San Genesio, definito più anticamente Vicus Wallari, costituiva un nodo nevralgico del sistema viario. La sua collocazione, incrocio fra la Francigena e la Via Pisana, nonchè dell’importante via fluviale che era l’Arno, fu il motivo delle fortune del borgo conoscendo momenti di vera gloria intorno all’anno 1000, una gloria testimoniata dagli scavi che hanno portato alla luce i resti di una basilica di dimensioni notevoli. Da qui passò Sigerico nel suo viaggio di ritorno da Roma a Canterbury, viaggio compiuto fra il 990 e il 994. A seguito di una serie di eventi negativi il borgo andò in decadenza e fu distrutto dai sanminiatesi nel 1248, dopo che aveva perso il titolo e la sede del capitolo dodici anni prima a favore della chiesa di Santa Maria a San Miniato.
Mentre nel Medioevo percorrere la Via Francigena, al pari del Cammino di Santiago o delle Crociate in Terrasanta, rispondeva alla necessità di compiere un “pellegrinaggio”, ossia vero e proprio viaggio teso a soddisfare una necessità spirituale, oggi il pellegrino ha motivazioni diverse.
Certamente il viaggio come esperienza interiore predomina nello spirito di chi si mette in cammino, ma anche la curiosità di vedere posti di cui si è sentito parlare, conoscere altri luoghi percorrendoli a un passo più lento, meno frenetico, in una dimensione più umana, apprendere i loro costumi e le abitudini, tutto sempre finalizzato ad un arricchimento interiore.
Le aree del Tartufo Bianco in questo senso costituiscono per il pellegrino che percorre la Via Francigena un’esperienza unica: un territorio unico come origine, conformazione e vegetazione, la possibilità di incontrare un tartufaio che rientra con il proprio cane e con cui scambiare qualche battuta sulla passione che muove queste persone ad alzarsi prestissimo la mattina, a percorrere anche loro chilometri e chilometri nella speranza di vedere il cane fiutare una traccia. Queste sono le cose che il pellegrino moderno ricerca con avidità, quelle realtà autentiche che nel nostro caso può trovare solo in questo tratto.
Certamente nell’immediato non c’è un ritorno economico o commerciale: il pellegrino per definizione non ha molte risorse e non può certo portarsi dietro il tartufo per giorni e giorni o cucinarselo per conto proprio.
Vi è tuttavia un ritorno di immagine rappresentato dalla maggior conoscenza di questo ambiente, delle persone che lo vivono quotidianamente, dell’attività che vi viene esercitata.
Poi forse un giorno, in futuro, esser venuto a contatto di una certa prelibatezza senza averne potuto assaporare il gusto, la curiosità di provarla, aver riscontrato cordialità nelle genti del posto può indurre anche a ritornare magari alla ricerca, avendo già provveduto a ritemprare lo spirito, di un po’ di sano e gaudente conforto al corpo.

© Riccardo Buti e Fabrizio Mandorlini - Oro Bianco. Il Tartufo di San Miniato - Fm Edizioni


San Miniato ha il record del Tartufo più grosso del mondo


Il record del tartufo più grosso del mondo appartiene a San Miniato e resiste nel guiness dei primati da quasi sessant’anni con i suoi "due chili e diciotto tacche" Era infatti il 26 ottobre 1954 quando Arturo Gallerini e il suo fedele cane Parigi trovarono la preziosa pepita. Si tratta di una delle pagine più belle della storia del Tartufo Bianco di San Miniato.

Bisogna alzarsi molto presto, non c’è che dire, è fatica essere già in bosco alle prime ore della notte.
Lo sapeva bene Arturo Gallerini, soprannominato il “Bego”, di notti bianche ne ha vissute tante. Lui è di casa nei boschi di San Miniato, dove l’Egola e la Chiecina scorrono laggiù a valle.
Faceva freddo quella mattina d’autunno inoltrato.
La lanterna in mano, il vanghetto a tracolla e via per i sentieri.
Il rumore del silenzio è quasi assordante, interrotto da alcuni animali notturni. Il Bego conosce le piante: il pioppo, il salice, la quercia, e conosce, senza darsi una risposta, il proverbio che “fra Doderi, Montoderi e Poggioderi c’è una bella margherita che costa più di Firenze e Pisa”.
Era nebbia in quella notte umida. Gli teneva compagnia Parigi, il suo fedelissimo compagno, un cane bastardo, come si addice ai bravi cani da tartufo, di grossa taglia a pelo liscio ed ondulato, con la coda a spazzola.
Uno, due, tre, quattro chilometri per il bosco, poi altrettanti nel fondovalle acquitrinoso. Parigi non si dava pace quella notte in cui non riusciva a fiutare neanche l’aroma di un tartufo di piccola taglia.
Era lui che faceva strada e guidava il Bego.
Una notte in bianco, più che una notte bianca, si stava consumando, quando Parigi improvvisamente cominciò ad abbaiare, a girare velocemente, ad annusare, con concitazione. Poi iniziò a scavare.
Arturo corse veloce, raggiunse il suo cane. Posò la lanterna, anche lui si mise a scavare. Aveva il vanghino, ma volle fare con delicatezza. Il profumo diventava sempre più forte, più intenso.
Agli occhi di Bego apparve un tartufo enorme, pesante, una cosa mai vista. Stanco lo assalì l’emozione.
Bravo Parigi, sei stato bravo... - diceva mentre lo accarezza e gli dava la meritata ricompensa.
Intanto i primi bagliori dell’alba illuminavano le sinuose colline che si coloravano, come per magia, con una pennalata di pallido sole d’autunno e la rugiada si trasformava in argentee gocce sull’erba. Il tempo di arrivare a casa e prendere le stadere.
Due chili e diciotto tacche. Annota il peso, il giorno e il luogo sul suo inseparabile calendario, è il 26 ottobre 1954. Arturo Gallerini, il Bego ha trovato il tartufo più grande del mondo.
Il tartufo finirà lontano, al presidente degli Stati Uniti d’America Eisenhower, regalatogli dal commerciante di Alba Giacomo Morra. Così si dice. E in ricordo di quella notte bianca e in memoria del suo fedele amico, il Bego darà a tanti altri suoi cani il nome di Parigi.

Un monumento celebra il record di San Miniato


Un monumento ricorda e celebra il ritrovamento del tartufo più grosso del mondo. In occasione della 42° Mostra Mercato Nazionale del Tartufo Bianco il campione del mondo di forgiatura Massimiliano Benvenuti, insieme a un gruppo di colleghi proveniente da tutta Italia e formato da Graziano Destri, Fabio Destri, Davide Caprilli, Andrea Cosci, Federico Gasparri, Stefano Fagioli, Dario Fagioli, Luca Bonanni, Marcello Aristei,
Diego Imperatore, Gianfranco Brancorsini, Giannino Brancorsini, Gabrio Grilli, Renato Nanni, Alvaro Ricci, Alessandro Coli, ha realizzato, forgiandolo dal vivo, un monumento al “tartufone” dei record e al record mondiale che San Miniato detiene. Si tratta di un’opera a misura d’uomo dal peso di oltre un quintale e mezzo realizzata interamente in ferro battuto che le mani sapienti di un’arte dal fascino antico hanno realizzato a colpi di martello davanti ai visitatori della mostra mercato in un autentico spettacolo.
Il monumento rende idealmente onore a tutti i tartufai e ai cani campioni che nel tempo hanno fatto la storia di questa terra ed è stato collocato, con un’apposita cerimonia domenica 25 novembre 2012, alla presenza delle autorità e della cittadinanza, in un apposito giardinetto lungo la strada che congiunge Piazza del Duomo e Piazza San Francesco con il viale Garibaldi, in uno slargo panoramico su piazza Dante Alighieri e sui giardini Pietro Bucalossi.
Massimiliano Benvenuti, sanminiatese, si è laureato fabbro campione del mondo di forgiatura nel 2011 in un’apposita manifestazione nell’ambito della XIX Biennale Europea d’Arte Fabbrile a cui partecipavano 200 fabbri provenienti da 20 paesi stranieri.



Il Tartufo Bianco in cucina diventa il Cibo dei Re


Bastano pochi grammi per impreziosire abbondantemente una portata. Il Tartufo Bianco ha la capacità unica, grazie alla sua versatilità, di rendere grande ogni piatto, conquistando così con estrema facilità le migliori tavole del mondo.
Il Tartufo Bianco a San Miniato si consuma esclusivamente a crudo, in aggiunta al piatto, in forma di sottili lamelle o piccole scaglie create con un apposito taglierino detto tagliatartufi.
Per l’intensità del suo profumo e per la delicatezza sopraffina del suo gusto, è in grado di impreziosire qualsiasi tipo di piatto. E’ preferibile l’uso su piatti tendenzialmente neutri, base essenziale per valorizzarne il profumo articolato, intenso e travolgente che emana. I piatti semplici e comuni con scarse caratteristiche gusto-olfattive sono dunque preferibili in quanto favoriscono e permettono che le sensazioni del Tartufo Bianco escano nella propria interezza e possano essere apprezzate.
Il piatto della tradizione, quello che più comunemente viene cucinato, è il tagliolino. Ogni massaia e ogni ristoratore lo propone secondo una propria personale interpretazione. Il tagliolino viene fatto cuocere per circa due minuti in acqua bollente e salata, scolato con la pasta ancora al dente e fatto saltare in padella, terminando così la cottura, insieme a un fondo che può essere a base di burro o di panna con briciole di tartufo e con eventuale aggiunta di brodo. Ovviamente ogni massaia e ogni chef ha i propri ingredienti. Quando tutto è amalgamato al meglio e la base completamente assorbita, il tagliolino può essere servito.
A questo punto una “grattata” di Tartufo Bianco a crudo completa il piatto.
L’evoluzione della cucina, la fantasia degli chef e il fatto che il Tartufo Bianco possa essere aggiunto e degustato in ogni pietanza del menu ha portato a un’evoluzione nel modo di cucinarlo ed  oggi viene proposto e lavorato in abbinamenti di ottimo gusto e a tutto pasto. Si trovano così antipasti sfiziosi, realizzati secondo la tradizione, con tartine o crostini con il tartufo tritato in un tutt’uno con il burro dando vita a una base da spalmare sul pane con l’aggiunta di una sfoglia di Tartufo Bianco, oppure al cucchiaio o su una mousse. Per quanto riguarda i primi piatti, e detto già del tagliolino, il Tartufo Bianco è molto apprezzato su riso (durante i primi anni della Mostra Mercato ne venivano distribuiti interi pentoloni in piazza), ravioli, polente, passate di legumi o di verdura. La creatività di alcuni ristoratori ha dato vita a una minestra apprezzatissima e conosciuta nel mondo come la stracciatella al tartufo.
Il Tartufo Bianco, nelle sue parti più piccole e minuziose e negli esemplari di piccole dimensioni viene triturato ed è utilizzato per valorizzare i salumi della norcineria tipica. In particolare gli insaccati. Un esempio lo abbiamo nel periodo autunnale quando vengono prodotte le salsicce al Tartufo Bianco.
La carne cruda battuta al coltello, l’uovo in tutte le sue versioni (compreso la frittura), le carni bianche, sono forse i migliori esempi di come il profumo del tartufo possa stupire nei secondi piatti. Ma possiamo trovare anche il tartufo in ottime fondute, sformati di verdura, contorni sfiziosi, insalate e abbinato con formaggi freschi e stagionati e latticini in genere. La fantasia dei produttori ha dato vita a nuovi dessert. Ecco che alcuni maestri pasticceri propongono con successo l’abbinamento con il cacao, realizzando deliziosi cioccolatini, mentre con la destagionalizzazione del gelato, un maestro gelatiere ha realizzato un gustosissimo gelato allo zafferano con miele e Tartufo Bianco di ottima qualità.

© Riccardo Buti e Fabrizio Mandorlini - Oro Bianco. Il Tartufo di San Miniato - Fm Edizioni

























Quale vino abbinare al Tartufo Bianco di San Miniato?


Qual è l’abbinamento ideale per accompagnare un piatto al Tartufo Bianco delle Colline Sanminiatesi?
L’abbinamento preferibile è sempre da cercarsi nel territorio di provenienza. E in questo, San Miniato ha un terroir di prim’ordine e riesce ad esprimere e a proporre quanto di meglio possa abbinarsi a un piatto al Tartufo Bianco.
Innanzi tutto due premesse. La prima: il vino si abbina al piatto nella sua interezza e in base alle sue caratteristiche, (sapidità, grassezza, dolcezza…), si cerca il vino in abbinamento che riesca a equilibrarne le sensazioni gusto-olfattive senza tuttavia sovrastarlo. La seconda: il Tartufo Bianco è il re della tavola e questo privilegio deve rimanere anche con un vino in abbinamento.
Per antipasti, primi piatti e sformati è preferibile abbinare un bianco molto aromatizzato, dando la preferenza a quei vini che utilizzano vitigni internazionali e che hanno nel profumo una caratteristica ben definita (come per esempio lo Chardonnay).
Questi piatti si abbinano ottimamente anche con uno dei pochi esempi di spumante realizzato secondo il metodo classico e prodotto a San Miniato. In questo caso si può parlare di uno spumante “a tutto pasto” adatto anche per accompagnare mousse al tartufo, formaggi, piatti a base di pesce.
Per i secondi piatti di carne, l’abbinamento che consigliamo è un vino rosso, di corpo, strutturato, di buon tenore alcolico, possibilmente affinato in barrique. La caratteristica di cui tenere conto è in questo caso la tipologia dei tannini che devono essere ben arrotondati, vellutati e delicati.
Vini prodotti da base Sangiovese o anche da vitigni recentemente riscoperti e riproposti con ottimi risultati come il Tempranillo.
Il Tartufo Bianco delle Colline Sanminiatesi è però un prodotto che troviamo nei migliori ristoranti del mondo. Ecco che in questi casi gli abbinamenti che vengono proposti sono con i migliori vini del Made in Italy e con i migliori e noti champagne francesi.

© Riccardo Buti e Fabrizio Mandorlini - Oro Bianco. Il Tartufo di San Miniato - Fm Edizioni


Quanto costa il Tartufo Bianco a San Miniato. Il borsino


Come per ogni bene pregiato, anche il Tartufo Bianco ha le sue quotazioni che variano a seconda dell’annata (più o meno produttiva) e nelle annate a seconda del periodo preso in esame. Per il Tartufo quindi è possibile stilare un vero e proprio “borsino” di mercato. L’incontro della domanda e dell’offerta determina il prezzo. E’ chiaro che se la stagione è favorevole e il prodotto abbonda, i prezzi tendano a diminuire. Viceversa se il prodotto è scarso i prezzi aumentano.
Mentre per quanto riguarda le piccole e medie pezzature della stagione si riesce a individuare giornalmente un prezzo di riferimento, le pezzature più grosse hanno un valore molto superiore per la loro unicità e sono spesso acquistati da ristoratori noti e grandi chef italiani e stranieri oppure vengono acquistati da persone facoltose e poi portati in dono o messi a disposizione per iniziative di solidarietà o per aste di beneficenza come lotto più importante. La particolarità di questo prodotto è inoltre l’estrema suscettibilità dei prezzi in base alla raccolta settimanale, in sostanza le quotazioni del Tartufo possono variare tanto repentinamente quanto un vero e proprio titolo di borsa.
In alcune annate, come è avvenuto nel 2011, nel giro di pochi giorni le quotazioni sono raddoppiate portando il proprio valore da 1500 euro/kg a 3000 euro/kg.
Di solito a inizio stagione le quotazioni sono più basse per poi crescere con la stagione piena nel mese di novembre. I prezzi di cui stiamo parlando si riferiscono a quelli che pratica il commerciante di tartufi. Il rapporto invece tra cercatore e commerciante viene quotato in forma privata.
I cercatori di tartufo sono infatti soliti portare al proprio commerciante di fiducia tutto il prodotto che raccolgono durante l’anno per accordi che vanno avanti da anni e anni.

© Riccardo Buti e Fabrizio Mandorlini - Oro Bianco. Il Tartufo di San Miniato - Fm Edizioni




Le manifestazioni negli altri centri e nei borghi caratteristici


Oltre alla Mostra Mercato Nazionale alcune frazioni di San Miniato organizzano un week end dedicato al Tartufo Bianco, che ogni anno riscuotono sempre successo di visitatori. Cigoli, in primavera, propone l’appuntamento con il Tartufo Marzolo

Le principali manifestazioni sul territorio

Mostra Mercato Nazionale
del Tartufo Bianco di San Miniato
San Miniato Centro Storico.
Ultimi tre week end di Novembre
L'organizzazione della festa è a cura del Comune di San Miniato e della Fondazione San Miniato Promozione

Fiera Mercato del Tartufo Bianco di La Serra
la Serra - San Miniato
Ultimo weekend di Settembre

Fiera Mercato del Tartufo Bianco di Corazzano
Corazzano - San Miniato
1° weekend di Ottobre

Festa del Tartufo e del Fungo di Balconevisi
Balconevisi - San Miniato
3° weekend di Ottobre

Tartufo al Pinocchio
San Miniato Basso
Primo weekend di Novembre

I giorni del Tartufo
Mostra Mercato del Tartufo Marzolo
Cigoli - San Miniato
3° weekend di Marzo

Personaggi famosi con il Tartufo Bianco di San Miniato


Il Tartufo Bianco di San Miniato, è stato omaggiato per la sua bontà in tutto il mondo e i più noti personaggi lo hanno, nel tempo conosciuto e apprezzato la bontà. Si dice che sia molto amato dai divi di Hollywood e che nelle serate di gala il Tartufo Bianco abbia un ruolo da protagonista sulle tavole dei vip.
Nel 2010 il Pontefice Papa Benedetto XVI ricevette in dono da una delegazione di San Miniato guidata dal Vescovo il frutto più prezioso della nostra terra, destinandolo poi alla mensa della Caritas di Roma. In quell’anno ne fu omaggiato anche Roberto Vecchioni, poi vincitore del Festival di San Remo, intervenuto a San Miniato per un concerto di solidarietà al Palatartufo.
Nel 2011 e nel 2012 un accordo con gli organizzatori, ha permesso al Tartufo di salire in passerella e di essere apprezzato nel circuito della manifestazione di bellezza più famosa, Miss Italia,  con cui è stata stabilita una collaborazione. In quell’occasione Giovanni Trapattoni notissimo allenatore di calcio e allora coach della nazionale Irlandese, con il suo  vice, il campione del mondo 1982 Marco Tardelli hanno potuto conoscere da vicino il Tartufo di San Miniato. Tanti vip, attori, sportivi, cantanti, comici e politici ne hanno apprezzato negli anni la bontà partecipando alla Mostra Mercato e fermandosi poi nei ristoranti per degustare il prodotto fresco. Il conduttore Carlo Conti, il regista e attore Leonardo Pieraccioni, i cantanti Andrea Bocelli e Francesco Guccini, Mick Huckhall, voce dei Simple Red, il ciclista Andrea Tafi, l’olimpionico Alessandro Lambruschini, Barbara Chiappini, Walter Santillo, gli attori della trasmissione “Un medico in famiglia”, Marcello Lippi commissario tecnico dell’Italia campione del Mondo, il gastronomo Luigi Veronelli (che partecipò alla prima edizione della Festa del Tartufo nel 1969), Federico Fazzuoli, Dario Cecchini, Beppe Bigazzi, Paolo Brosio. Tra i politici  Giorgio Napolitano, Massimo D’Alema, Antonio Di Pietro, Sandro Curzi, Sergio Cofferati, Massimo Dotti, Luciano Lama, Walter Veltroni, Valdo Spini, Luigi Berlinguer. L’elenco è tuttavia incompleto e si allunga di anno in anno.